
giovedì 29 novembre 2007
OGGI MI SENTO...

domenica 25 novembre 2007
2001
Lavorare con Kubrick avrebbe significato una crescita per Clarke. Lo elevò dalla schiera dei mediocri scrittori di fantascienza a essere, come disse un coordinatore dandogli il benvenuto a un convegno del MIT nel 1976, "l'unica persona che conosca che possa essere presentata da un numero a quattro cifre - 2001"- Stanley Kubrick-La biografia, John Baxter -
giovedì 22 novembre 2007
C'ERA UNA VOLTA...
C'era una volta una ragazza che amava i libri, forse più di me. Ne comprava a quintali e li leggeva tutti. Non solo romanzi. Ma libri di storia, filosofia, sociologia e scienze. A seconda dell'umore, diceva. Appena era uscito il mio libro, lei era corsa a ordinarlo nella sua libreria di fiducia. Poi mi aveva chiamata: "Non puoi capire che soddisfazione, quando ho detto il tuo nome al tipo del negozio!" mi aveva urlato. Era quasi più entusiasta di me. Uno dei miei racconti parlava di noi due… un episodio di tanti anni prima… abbastanza lontano da ironizzarci sopra. All'epoca un ragazzo mi stava spezzando il cuore e lei aveva cercato di proteggermi con tutte le sue forze. Non ci era riuscita, ovviamente.
C'era una volta una ragazza che amava il cinema. In modo diverso da come lo amo io. A me piacciono gli extra nei dvd, dove ti svelano i retroscena e le curiosità. Lei li trovava inutili. Lei amava i classici. E si faceva consigliare sulle nuove uscite. Teneva un milione di film, chiusi in un armadio del salotto. Quando andavo da lei, apriva le ante dell'armadio e mi leggeva i titoli uno ad uno. Io dicevo: no, no, no, no… Andava avanti finché non dicevo sì. Allora faceva partire il film… e andava a finire che parlavamo per tutto il tempo! Ma più di tutto, ci piaceva guardare i filmacci di serie C, commentando ogni scena ad alta voce. "NO! Non scendere le scale!" urlavamo verso lo schermo! Ma gli attori non ci ascoltavano mai! E finiva sempre male (per loro)! Ogni inverno guardavamo "Bufera in paradiso" e ridevamo come pazze.
C'era una volta una ragazza che amava i cosmetici, il gelato, i gatti, i profumi, gli orologi, i fiori, il caffé, il bianco, gli orecchini, l'inverno, l'opera, i dibattiti politici, i pittori impressionisti e gli uomini sbagliati. Le piaceva la coca cola con la pizza. Non beveva alcolici. Fumava. Aveva una risata splendidamente contagiosa. Non concedeva la sua fiducia con facilità, ma se decideva di amarti… lo faceva per la vita. Profumava sempre di buono e per salutarti ti stringeva forte. Indossava sempre calzini colorati. Mi mandava messaggi assurdi ad orari improbabili. Mi faceva ridere. Era l'unica persona davanti alla quale riuscivo a piangere.
C'era una volta una ragazza. Ma questa non è una favola. Non c'è lieto fine.
Oggi quella ragazza avrebbe compiuto trentanove anni. E lo avrebbe odiato. Ma alla fine, ci saremmo fatte una bella risata. Chissenefrega, avremmo detto! E ci saremmo messe a parlare d'altro.
Ma questa non è una favola.
domenica 18 novembre 2007
I AM NOT A PLASTIC BAG

RIEMPIRE LE PAUSE
Ricordati: non lasciarti manipolare dall'uso altrui del silenzio. Resisti alla tentazione di riempire le pause- Ecstasy, Irvine Welsh -
sabato 17 novembre 2007
TI ADORIO!
Credevo di averle viste tutte... ma mi sbagliavo.
Al peggio non c'è limite.giovedì 15 novembre 2007
VENTI E FUOCO ALLA TRIENNALE
Di questi tempi, alla Triennale di Milano, si possono ammirare VENTI DI STRISCIA...



...e DAVID LYNCH-THE AIR IS ON FIRE...

...e molto altro, di cui vi riferirò alla prossima occasione.
sabato 10 novembre 2007
ALL'AVVENTURA
C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perchè è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l'avventura. La gioia di vivere deriva dall'incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell'avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Se vuoi avere di più dalla vita, devi liberarti della tua inclinazione alla sicurezza monotona e adottare uno stile più movimentato che al principio ti sembrerà folle, ma non appena ti ci sarai abituato, ne assaporerai il pieno significato e l'incredibile bellezza- Nelle terre estreme, Jon Krakauer -
giovedì 8 novembre 2007
IL SIGNOR CURATO DI MÉGÈRE
¨ "Un delitto" di Georges Bernanos (Oscar Mondadori, 1984)
Io l'ho letto perché… quando andavo al liceo, la mia insegnante (per la quale avevo un'ammirazione smisurata) ce l'aveva consigliato. Io l'avevo cercato, ma all'epoca era fuori catalogo. Diversi anni più tardi (1993), l'avevo scovato per caso tra le bancarelle di un mercato. L'avevo comprato e letto, senza però trovarlo niente di speciale. Tempo fa mi è ricapitato tra le mani e mi è venuta voglia di rileggerlo. Adesso ho capito per quale motivo ci era stato consigliato. Adesso ne ho apprezzato la sottile malinconia, le atmosfere promiscue e l'inquietudine di fondo.
Voi leggetelo perché… è un libro giallo atipico. Dove niente e nessuno è ciò che sembra. Dove il poliziesco si fonde con la suggestione. Non è uno di quei leziosi romanzi francesi che non riesco mai a finire, che si smarriscono nelle parole altisonanti ed inutili. Questo libro, scritto nel 1935 da Georges Bernanos, è un esercizio investigativo. Non si rivela che l'essenziale… e alle volte neppure quello. Bisogna metterci del proprio per arrivare a capo della soluzione… e all'ultima pagina non si è neppure certi di averla trovata.
Oppure NON leggetelo, ma solo E SOLTANTO nel caso in cui… non amiate le storie di delitti insospettabili, avvenuti nottetempo in minuscoli paesi di montagna dimenticati da Dio. Storie nelle quali tutti sembrano innocenti solo perché nessuno riesce ad immaginarli colpevoli. Se non gradite le vicende di stampo twinpeaksiano, con il medico, l'ispettore, il curato, il matto del villaggio, la perpetua, la ricca vedova, il chierichetto, la servetta e la governante… ecco, allora sì: lasciate perdere.
Poche righe di trama… la storia è ambientata a Mégère, un piccolo paese di montagna. Durante una gelida notte ventosa, si presenta alla porta della canonica il nuovo curato, a sostituire il precedente defunto. Quella stessa notte vengono scoperti ben due cadaveri: un vagabondo senza nome abbandonato a morire nel bosco e un'anziana vedova uccisa nella sua camera al castello del villaggio. I delitti sono collegati? Si iniziano le indagini, ma la verità stenta a venire a galla. Pare che tutti abbiano qualcosa da nascondere, compreso il nuovo curato… un prete troppo giovane, troppo affascinante e troppo misterioso. "[La perpetua] non avrebbe dimenticato mai più quel sorriso che così rapidamente aveva conquistato il suo cuore e guadagnato la sua fedeltà per sempre. Ebbe forse fin da quel momento il presentimento che egli sarebbe stato la consolazione della sua ultima ora, la visione suprema che avrebbe portato con sé da questo mondo dove la sua semplicità non si era mai stupita di nulla?". A condurre le investigazioni giunge il magistrato Frescheville, un uomo stanco e disilluso, che al momento buono si lascia sfuggire la soluzione tra le dita, anche lui vittima della malia per il nuovo curato: "Era impossibile evocare la persona stessa del prete senza che un'altra ombra intervenisse immediatamente e quasi vi si sovrapponesse esattamente, pur rimanendo distinta e purtroppo vaga. Dal primo momento il piccolo giudice aveva sofferto di quel bizzarro disagio, ma solo ora riusciva a spiegarsene la causa. Nonostante la sua simpatia verso quello strano prete, una parte del suo essere gli sfuggiva sempre, al punto che le loro stesse conversazioni gli lasciavano solo un'impressione confusa, come se fra le domande e le risposte venisse a frapporsi un testimonio invisibile che conducesse per sé solo un monologo misterioso".
In conclusione… Bernanos mette insieme per "Un delitto" un'indimenticabile compagnia di personaggi, mescola il sacro e il profano, fonde la realtà con le supposizioni. L'autore fornisce tutte le carte, senza però rivelare il suo gioco fino in fondo. Ogni volta che ci pare di aver afferrato il bandolo, ecco che arriva un inaspettato colpo di scena… e le carte si rimescolano, costringendoci a ricominciare tutto daccapo. Fino al doloroso e straziante epilogo, che dipinge un alone di amarezza attorno all'intera vicenda: "Pochi uomini sanno sognare. Sognare, è mentire a sé stessi, e per mentire a sé stessi bisogna prima imparare a mentire a tutti gli altri".
Può bastare?
domenica 4 novembre 2007
LA GUARDIA DEL CUORE
Perchè mai la morte di una persona amata non dovrebbe portarti a una oscena rovina? Non sai amare le persone che ami fino a quando non scompaiono all'improvviso. Allora ti rendi conto di esserti tenuta un po' discosta dalla loro sofferenza, di esserti spesso risparmiata, di avere solo di rado abbassato la guardia del cuore, di aver tessuto le tue trame di dare-e-ricevere- Body art, Don Delillo -