lunedì 16 giugno 2008
UN ISTANTE DI CONSAPEVOLEZZA
La vita è fatta di istanti. Tanti brevissimi secondi che si susseguono. Ne basta uno soltanto per sapere che qualcuno ti piace. Ne basta uno soltanto per capire che il tuo caffé scotta. Ne basta uno soltanto per sentire che qualcuno chiama il tuo nome.
Tutti questi momenti si rincorrono talmente rapidi che alle volte nemmeno te ne accorgi. Ne scorrono una manciata, fondendosi l'uno con l'altro, compattandosi a tal punto da non poterli distinguere. Tanto che non sapresti dire quanti ne sono trascorsi. Forse dieci, forse un milione. Forse hanno coperto il tempo di un respiro, forse si sono portati via tutta la tua giornata.
Ma i momenti più belli sono quelli dominati dall'istinto. Quelli in cui succede qualcosa di inaspettato e tu reagisci. E lo fai così in fretta che il tuo cervello non viene informato in tempo e si ritrova costretto a prendere atto della tua azione. Un'azione spontanea, eseguita senza riflettere. Quella è la vera essenza della vita.
Purtroppo il nostro istinto non ha molta libertà d'azione. Spesso lo strangoliamo con mille dubbi, pensieri, riflessioni. Lui cerca di divincolarsi dai nostri inghippi cervellotici. Ma la battaglia è quasi sempre perduta in partenza.
L'altra sera ero stanca. Avevo un mal di testa cattivo. Mi facevano male le costole ad ogni movimento. Durante la giornata mi era successa una cosa spiacevole, che non riuscivo ad allontanare dalla mente. Si era innescato un maledetto circolo vizioso che amplificava il dolore e lo rendeva sempre più insopportabile.
Avevo il computer acceso, fogli sparsi sul letto, la televisione a volume basso. Non riuscivo a stare dietro a nulla. Ma allo stesso tempo, non avevo la forza di spegnere nulla. Andavo avanti per inerzia. Gli occhi socchiusi, le palpebre appesantite dall'antidolorifico che avevo ingoiato. Lasciavo che tutto mi fluisse intorno, come una ninna nanna.
Ed ecco che all'improvviso ho visto qualcosa di bello. Un'immagine stupida, alla televisione. Una di quelle cose che solo noi avremmo capito, mentre il resto del mondo l'avrebbe considerata insulsa. Una singola e sciocca immagine che avrebbe spalancato nella nostra serata una lunga discussione condita da risate.
In un breve istante la stanchezza era svanita e la giornata migliorata. Un raggio catodico di felicità mi era piombato addosso. Non potevo crederci. Un solo misero istante… ed ecco un abbozzo di sorriso sulla mia faccia tirata.
Ma poi l'istinto ha rovinato ogni cosa. Quel gran bastardo! Mi sono sollevata dai cuscini e un milione di domande si sono affastellate nella mia testa: eri anche tu davanti alla televisione? Stavi guardando lo stesso canale? Avevi visto la stessa cosa che avevo visto io? Avevi pensato la stessa cosa che avevo pensato io? Stavi sorridendo come me? Saresti stata più veloce di me a scrivere l'sms?
Ho afferrato il cellulare in un lampo… ed eccolo lì. Il mio istante troppo rapido, il mio istante maledetto. Quello in cui il cervello non viene informato e si ritrova costretto a prendere atto della cazzata che hai appena commesso. Un orribile istante di consapevolezza, dove l'enormità degli eventi si apre come uno squarcio nel cielo e ti piove addosso senza pietà.
Non posso scriverti. Né chiamarti. O magari potrei, ma non otterrei alcuna risposta. Mi resta solo una sequenza di numeri senza più un padrone. Abbandonata. Se la componessi, dall'altra parte ci sarebbe solo silenzio. Solo un telefono muto. Un numero morto.
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2 commenti:
Questo post è una meraviglia... mi ha fatto battere il cuore come pochi scritti ci riescono. Sembra quasi una pagina staccata dalla mia vita...
Scrivi davvero molto bene!
Grazie. Le tue parole sono la miglior recensione che potessi desiderare...
Un abbraccio
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