lunedì 22 ottobre 2007

LE TRE DEL MATTINO


Sono le tre del mattino e sono in cucina. Mi sono svegliata di soprassalto qualche minuto fa. Avevo il fiatone, il buio in testa. Ho acceso la luce, ma non c'erano mostri acquattati ai piedi del letto. Non c'era niente, neppure il pallido ricordo del sogno che stavo vivendo. C'era solo il silenzio della notte e il germe di un desiderio.
Ecco perché alle tre del mattino sono in cucina. Perché sto frugando nei meandri dei mobili. Perché sono affamata. Ho pensato a qualcosa di dolce, per cominciare. Magari dei biscotti ripieni di crema alla vaniglia. Ma non ne ho trovati. Dunque, sono alla ricerca di qualcos'altro. Qualunque cosa vagamente commestibile. Dei cracker, per esempio. O magari dei salatini. Sono quasi sicura di aver comprato delle arachidi tempo fa. Chissà dove saranno.
Sono le tre del mattino e sono indaffarata come non mai. Svuoto forsennatamente tutti gli scaffali. Nella speranza di aver nascosto qualche succulento tesoro per situazioni come questa. Situazioni di emergenza alimentare. Ma finora non ho avuto fortuna. È tutto sul pavimento: fusilli, penne rigate, tortiglioni, spaghetti, riso basmati, orzo, fagioli secchi, sale, zucchero, farina…
Sono le tre del mattino e la cucina è un disastro. Potrei farmi una pastasciutta. Oppure una torta. Gli ingredienti ci sono tutti. Sono tutti sul pavimento. Dovrei solo controllare di avere delle uova in frigo. Ma credo di sì. Apro l'anta delle stoviglie, come ultimo tentativo. Forse trovo uno snack dimenticato tra piatti e bicchieri. Forse c'è un vecchio barattolo di Nutella dal quale raschiare un paio di cucchiaiate di roba buona. Infilo la testa nell'armadio per guadare con cura negli angoli. Niente.
Sono le tre del mattino e in cucina non c'è un accidenti da mangiare. Nessun cibo che non richieda di essere prima cucinato. Quanto vorrei essere una di quelle persone che si alzano in piena notte e si preparano un cocktail. Che ci vuole? Bastano una lemonsoda e una bottiglia di gin… e sei bella che servita. Ma se la tua necessità è il cibo, allora la faccenda è più complicata. Non bastano una scatola di fusilli e un vasetto di salsa. Serve anche del tempo. Ecco perché si dovrebbe sempre essere previdenti. Avere sempre qualcosa di già pronto. Qualcosa che sia sufficiente scartare… aprire… spalmare.
Sono le tre del mattino e la cucina è un monumento alla mia infruttuosa ricerca. Tutta colpa dei buoni propositi. Niente schifezze in giro, avevo detto. Ed eccomi qui: affamata e stanca. Rigorosamente senza schifezze in vista. Che genio! Ma come mi è venuta questa stupidaggine?! E adesso che faccio? La prospettiva di mettere sul fuoco una pentola d'acqua e poi aspettare che bolla, non mi entusiasma. Mi chiedo se sia opportuno cercare una bistecca o un sofficino in freezer. Accidenti a me e alla mia svolta salutista!
Sono le tre del mattino e mi sto dibattendo tra carboidrati o proteine. A questo punto è la mia unica scelta. Pasta o carne. Pentola o padella. Fusilli o freezer. Guardo il pavimento disseminato di cibarie crude. Mi alzo con cautela e scavalco le insidie commestibili fino al frigorifero. Solo per dare un'inutile occhiata al contenuto. Afferro la maniglia e chiudo gli occhi. Quanto sarebbe bello trovare un barattolo di marmellata o di maionese. Un vasetto di sottaceti o di funghi trifolati. Un barattolino di yogurt o di formaggio spalmabile. Sarebbe bello, ma il frigo è vuoto. Lo so ancora prima di aprire lo sportello. Lo so perché ho fatto un buon proposito. Lo so e basta.
Sono le tre del mattino e nel mio frigo si sente l'eco. Ci sono tre uova, burro vegetale, un sacchetto di insalata già pulita e lavata, una bottiglia mezza vuota di vino bianco, del brodo di pollo, salsa di pomodoro, un paio di limoni e tre, anzi quattro, pomodori maturi. L'idea di farmi un'insalata mista non mi sfiora minimamente. Ho bisogno di sostanza, mi serve il brivido che solo il cibo vero può dare. Sospiro di fronte al desolante spettacolo offertomi dal mio elettrodomestico vermiglio. Scuoto la testa e sento i crampi allo stomaco. Mi assale il desiderio di piangere o di spaccare tutto. Potrei dare una bella pulita… magari buttando via qualcosa. Ad esempio l'insalata, che a vederla lì mi mette una tristezza… tutta quell'insipida erbaccia verde nel mio frigo…
Sono le tre del mattino passate e dietro l'insalata spunta un vasetto di peperoncini piccanti. È lì da non so più quanto tempo. L'aspetto sembra buono. Lo apro. Niente muffe o odori sgradevoli. Se non sbaglio il ripieno è un misto di tonno, acciughe e capperi. Stringo il vasetto tra le dita e mi accovaccio per terra. Non mi sembra il caso di cercare una forchetta. Ho troppa fame. Conto approssimativamente una decina di peperoncini rossi. Basteranno per stavolta. Domani faccio un po' di spesa. Al diavolo i propositi! E prima di andare a letto, butto via l'insalata.

Nessun commento: