giovedì 20 settembre 2007
IL MESTIERE DI SCRIVERE
¨ "Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere" di Flannery O'Connor (minimum fax, 2003)
Io l'ho letto perché… amo in modo appassionato la scrittura di Flannery O'Connor, il suo gusto estremo per il sarcasmo affilato e il grottesco del quotidiano. Volevo verificare se queste caratteristiche della sua scrittura fossero presenti anche negli scritti "divulgativi" di cui si compone questo volume. Inoltre speravo vivamente di poter assorbire qualche buon consiglio…
Voi leggetelo perché… l'universo letterario pullula di scrittori che tentano di insegnarvi come confezionare il romanzo del secolo, ma pochi arrivano a dirvi che "la narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo fatti di polvere, dunque se disdegnate d'impolverarvi non dovreste tentare di scrivere narrativa". E ancora: "Tra le varie specie di artisti, è risaputo, lo scrittore di narrativa è il più vessato dal pubblico. Pittori e musicisti sono in qualche modo tutelati, dal momento che non si occupano di quel che tutti sanno, mentre il romanziere scrive della vita, sicché basta che uno viva per considerarsi un'autorità in materia".
Oppure NON leggetelo, ma solo E SOLTANTO nel caso in cui… abbiate dato credito a coloro che bollano la scrittrice americana come "cattolica" e nulla più. Per come la vedo io, sarebbe come definire Philip K. Dick come "psicolabile". Per come la vedo io, un artista dovrebbe essere descritto attraverso ciò che crea e non attraverso ciò che fa nel privato di casa sua. O almeno non soltanto.
Poche righe di trama… non c'è trama in questo libro, essendo una raccolta di articoli e lezioni universitarie, accomunate dal tentativo di spiegare cosa significhi essere una scrittrice. Flannery O'Connor (1925-64) è nata e cresciuta in Georgia, nel sud razzista e sessista degli Stati Uniti della prima metà del '900. È morta per le conseguenze di una grave malattia a soli 39 anni. Il dolore, la violenza, il misticismo religioso, il razzismo e l'ottusità mentale sono solo alcuni dei temi che attraversano i suoi romanzi e racconti. La stessa perizia con cui descrive la crudeltà del mondo traspare anche in questi scritti didattici, con una sagacia che incute quasi timore. "Non conosco scrittore che fosse più di Henry James attaccato al dollaro, né artista più coscienzioso. È vero, ritengo, che di questi tempi scrivere male rende assai più che scrivere bene. In certi casi basta imparare a scrivere sufficientemente male per fare un sacco di soldi. Ma non è vero che a scrivere bene non si verrà mai pubblicati. Vero è che se si vuole scrivere bene e al tempo stesso vivere bene, meglio sarebbe fare in modo di ereditare del denaro o sposare un agente di cambio o una riccona capace di adoperare la macchina da scrivere. Comunque, che scriviate per far soldi o per dare espressione alla vostra anima, per garantire i diritti civili o per far rabbia alla nonna, questo resterà fra voi e il vostro analista".
In conclusione… tutto ciò che più amo degli scrittori del sud degli Stati Uniti, ovvero le parole limacciose, l'arguzia dolorosa, il clima feroce, la crudeltà umana, i contrasti sociali mai risolti e il fervore religioso… tutte queste cose vengono intelligentemente analizzate da Flannery O'Connor. Che tenta anche di mettere in guardia il potenziale scrittore dalle insidie e dai tranelli del mestiere di scrivere. "Può darsi non vi sia mai niente di nuovo da dire, ma c'è sempre un modo nuovo per dirlo e, dato che nell'arte il modo di dire una cosa diviene parte di quel che è detto, ogni opera d'arte è unica e richiede rinnovata attenzione". E ancora: "Un racconto è riuscito se dentro ci puoi sempre vedere qualcosa di più, se continua a sfuggirti di mano. Nella narrativa, due più due fa sempre più di quattro". E infine, ecco spiegato il titolo del libro: "Ho constatato che l'argomento della mia narrativa è l'azione della grazia in un territorio occupato in gran parte dal diavolo".
Può bastare?
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