giovedì 10 maggio 2007
APPENA ARRIVO IN UFFICIO
La giacca nera è stata un errore. Sembro una che lavora in banca. Volevo fare la persona seria ma mi sa che ho esagerato. Il capo mi dirà una cattiveria delle sue. Ne dice in continuazione. Dirà che sembro vecchia. Così mi sentirò in imbarazzo per tutto il giorno. Oltretutto la camicia che ho messo sotto è senza maniche. E pure un po' trasparente. Quindi non posso stare in ufficio senza la giacca. Sì, ho fatto davvero un errore imperdonabile. E adesso perché la metro non riparte? I soliti idioti che salgono all'ultimo momento e poi bloccano le porte. Ma per quale motivo insistono? Non vedono che è piena? Meglio che mi tenga la borsa sulle ginocchia, perché qua la gente si accalca e qualcuno finirà per pestarmela. Che schifo! Non sono neppure arrivata in ufficio e la giacca è già piena zeppa di pilucchi bianchi. Chissà se Rita ha quel suo aggeggio per spazzolare i vestiti… mi pare di averlo visto in uno dei cassetti dietro la scrivania di Nicola. Appena arrivo devo chiederglielo. E speriamo che il capo non mi veda prima della ripulitura. Altrimenti chissà cosa potrebbe uscirgli dalla bocca. Meno male che siamo ripartiti. Comincio a sentire un po' caldo. Sarà la giacca nera? Probabile. Non sono i colori scuri quelli che attirano di più i raggi del sole? Ok, forse in questo caso non vale perché sono sottoterra, però sento lo stesso un gran caldo. E poi la giacca adesso non me la posso proprio togliere. Mancano solo quattro fermate, ho la borsa sulle ginocchia e sono pigiata tra due persone enormi e sbuffanti. Svestirmi sarebbe un'operazione complicata. No, meglio restare ferma e pazientare. Appena arrivo in ufficio, chiedo l'aggeggio togli-pilucchi a Rita e poi riscrivo la lista della spesa. Ieri sera ne avevo preparata una perfetta, ma stamattina l'ho scordata sul frigorifero. Tutto perché all'ultimo momento ho deciso di bere un succo di frutta a temperatura ambiente, invece del solito yogurt preso dal frigo. Così non ho visto la lista e l'ho lasciata a casa. Appesa allo sportello del frigorifero, con la calamita di Bugs Bunny. Però mi ricordo che c'erano elencate quattordici cose. Ieri sera le ho contate. Se faccio mente locale, dovrei riuscire a recuperarle tutte quante. Appena arrivo in ufficio. Porca miseria! La signora grassa con la ventiquattrore mi ha appena schiacciato un piede. "No, si figuri!". È davvero gentile da parte sua farmi quel gran sorriso imbarazzato. Mi auguro solo che non mi abbia rovinato le scarpe! Le ho comprate da poche settimane e sono le uniche che posso indossare per ore senza che mi facciano male! E per fortuna non ho lasciato la borsa per terra! D'accordo che ci sono dentro solo un libro, una bottiglietta d'acqua e la pashmina rosa… però la signora grassa qui poteva finirci sopra con tutta la sua delicatezza! Uova, barrette dietetiche, mele, cialde alla cannella, pane al sesamo, passata di pomodoro, riso, pesche gialle, basilico… e sono nove. Mi mancano cinque cose della lista. Va bene, con calma, so che posso ricordarmele. Di sicuro erano quattordici. Lo so perché quattordici è la data del compleanno di Samuel. Ieri sera avevo fatto questa associazione. La fodera della giacca mi si sta appiccicando alla schiena. Oddio! E se mi lascia giù il colore sulla camicia? Devo controllare anche questa faccenda, appena arrivo in ufficio. Anzi, faccio così: vado nel bagno a piano terra. Così non mi vedono le colleghe e io posso riprendere fiato. Prima di sottopormi al giudizio di tutti. Poi salgo in ascensore, con quello nell'angolo a sinistra che è sempre più vuoto, e vado a cercare Rita con il suo aggeggio per i pilucchi. Nel frattempo, spero che le cinque cose rimanenti mi siano venute in mente. Perché devo proprio fare la spesa stasera. Siamo alla fermata della Stazione. Lo capisco dalla massa di gente che scende con le valigie. La mia è la prossima. Ora posso anche rilassarmi un po'. C'è molta meno calca. Allungo leggermente le gambe e sbircio la punta delle scarpe. La signora grassa non me le ha sporcate, anche se ho ancora il mignolo dolorante. Pollo! Ecco un'altra delle cose sulla lista! Come ho fatto a scordarlo?! Domani ho promesso a Carlo di cucinare il pollo arrosto. Quindi adesso mi mancano solo quattro cose. La metro riparte. Tra un secondo mi alzo. Appena prende velocità, così non perdo l'equilibrio. Più la guardo e più mi rendo conto che la giacca nera è stata un errore colossale. Oltre alla quantità di pilucchi accumulati, adesso noto anche delle spiacevoli grinze all'interno dei gomiti. Sono rimasta raggomitolata per tutto il tragitto e questo è il risultato. Il capo mi massacrerà con le sue frecciatine. Quasi quasi, appena arrivo in ufficio me la tolgo per un po' e la appendo allo schienale della sedia. Tanto lui arriva sempre attorno alle nove. Almeno io respiro per una mezz'ora e forse la giacca riacquista un aspetto decente. Faccio lo slalom tra due ragazzine dall'aria addormentata e afferro uno dei pali da lapdance della metro. Chissà come si chiamano in realtà… aggrappi? Appoggi? Sostegni? Paletti? Pertiche? "Scende alla prossima?". Rispondo di sì senza neppure voltarmi. Ho caldo, sete e non riesco a ricordare le altre quattro cose della mia lista. Sono sicura che fossero quattordici. Sicurissima. Adesso non ce la faccio, ma appena arrivo in ufficio faccio mente locale. Appena mi tolgo questa giacca bollente. Appena riprendo fiato. La mia fermata. "Mi scusi". Davvero non capisco chi si mette davanti alle porte e poi non deve scendere. Chissà cosa avranno per la testa le persone che si comportano così…
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