venerdì 2 marzo 2007
MARGHERITE
Ci sono giornate brutte e giornate pessime. Oggi non è classificabile. Il suo grado di orrore è fuori scala. Non rientra in nessuna casistica.
Innanzitutto piove. Ma non è una normale pioggia meteorologica, bensì un pioggia di tipo biblico. Di quelle che non servono ombrello e impermeabile. Ma un'arca e l'indulgenza divina.
Ovviamente, oggi ho una presentazione. Un incontro cruciale. E per 'cruciale' intendo: finalizzato-all'ottenimento-di-una-promozione-che-aspetto-da-troppo-tempo-per-considerare-l'eventualità-di-lasciarmela-soffiare-sotto-il-naso-da-quel-grandissimo-bastardo-di-Oscar-che-occupa-la-scrivania-accanto-alla-mia.
Dunque è essenziale che io arrivi prima di lui, che sia vestita meglio di lui, che sia più preparata (e questa è la parte più facile) e soprattutto che la mia presentazione sia impeccabile.
La soluzione (l'unica a cui sono riuscita a pensare, viste le previsioni meteo) è: sveglia all'alba, abbigliamento da scaricatrice di porto per il tragitto da casa mia al bagno dell'ufficio, cambio d'abito tattico, ritocco al trucco ed entrata trionfale in sala conferenze. Sbalordimento collettivo. A seguire: presentazione impeccabile e approvazione unanime.
Così, eccomi qua. Autobus stracolmo, traffico bloccato dalla pioggia. Giacca a vento, jeans infilati in un paio di stivali di gomma. Portabiti impermeabile in una mano, borsa formato maxi nell'altra. Ho due diverse combinazioni di vestiti, nel caso una si bagnasse. Nella borsa ci sono cosmetici, una piastra per capelli, una pochette più adeguata alla mia entrée, i miei appunti e il cd-rom con la presentazione. In triplice copia.
Quando scendo alla mia fermata, ho solo un ritardo di pochi secondi sulla tabella di marcia che ho approntato ieri sera. Appena iniziato il diluvio. Quindi ho tutto sotto controllo. E se la svestizione-barra-vestizione procede liscia, avrò anche il tempo per un decaffeinato alle macchinette.
Entro nel palazzo. Il custode sta ridacchiando con la giovane receptionist. Entrambi mi guardano meravigliati. Io non arrivo mai così presto. E soprattutto non in jeans. Corredati da stivali di gomma verde prato, con sopra stampate delle margherite bianche. Io sorrido e vado di filata agli ascensori. Non voglio correre il rischio che mi blocchino con qualche sciocca domanda. O con l'ultimo pettegolezzo dell'ufficio.
Arrivo al quinto piano, trafelata e umidiccia. Quando mi ritrovo davanti allo specchio del bagno, quasi non mi riconosco. I capelli sono arruffati e crespi. Ho la pelle del viso arrossata. Sono carica di borse. La giacca a vento rosa pallido ha cambiato colore, tanto è inzuppata d'acqua.
Niente panico. Ho tutto il tempo di sistemarmi. Oscar non riuscirà a battermi. Io sarò uno schianto. La mia presentazione sarà un successo. Avrò la promozione in tasca entro la pausa pranzo.
Quando dai corridoi giunge un vociare più consistente, io sono vicina alla metamorfosi completa. Capelli lisci di piastra. Trucco leggero ma convincente. Un tocco di profumo. Un'ombra di gloss. Giacca bordeaux e gonna nera. Qualche ninnolo. Calze sottili con un tenue ghirigoro. Inizio a riporre tutto il materiale in esubero che ho sparso sul ripiano dei lavandini. Nel frattempo, lancio di sfuggita un paio di occhiate soddisfatte alla me stessa nello specchio.
Mentre sto chiudendo sei diverse sfumature di ombretto nel mini beauty case, entra Lavinia. Una ragazza dell'ufficio stampa. "Caspita!" esclama. "È oggi la presentazione?". Io sorrido e annuisco. "In bocca al lupo!" mi dice entrando in uno dei cubicoli. "Grazie" rispondo. "E non dimenticarti le scarpe!" aggiunge indicando i miei piedi scalzi. Poi si chiude la porta alle spalle.
Giusto. Le scarpe. Ho portato le mie Pollini di camoscio nere. Per stare sul classico. Vado verso le borse allineate lungo la parete del bagno, alla ricerca di quella giusta. Una shopping bag leopardata, dove ho riposto le décolletée. Avvolte in due sacchetti di plastica. Per sicurezza. Ma non c'è. Faccio mente locale. Ricordo di averla appoggiata sul divano stamattina. Ma non ricordo di averla presa, quando sono uscita.
Frugo disperata tra le borse come se le scarpe potessero materializzarsi. Niente. Ho un aspetto impeccabile, esclusi i piedi. Conosco a memoria ogni virgola della mia presentazione. Devo entrare in sala conferenze tra dieci minuti. In un angolo vedo gli stivali di gomma, con le margherite bianche che sgocciolano sul pavimento.
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