venerdì 23 marzo 2007

DOPPIO GIOCO


La porta si apre e io cerco istintivamente una via di fuga. Che non esiste.
"Ciao"
"Ciao" rispondo, come se quella semplice formalità mi spiazzasse.
Giulio si toglie la cravatta con un movimento innaturale, melodrammatico. La lancia su una sedia, ma manca il bersaglio. La sottile striscia di seta rosa scivola giù dallo schienale, con l'eleganza di un serpente. Nessuno dei due fa il cenno di raccoglierla.
La giacca finisce accartocciata sul divano, accanto a me. Come una pelle di ricambio, ormai rinsecchita ed inutile. Morta.
Io fingo di leggere. Ma le parole del romanzo sono solo sequenze di lettere senza significato. Senza suono. Giulio traffica alle mie spalle. Il nostro appartamento sembra più piccolo del solito. Quasi saturo di noi due.
"Ho pranzato con Luigi, oggi" mi comunica, mentre lo vedo riapparire. La sua camicia è sbottonata e fuori dai pantaloni. Sta bevendo a canna da una bottiglia d'acqua. Speravo volesse girare un po' intorno al discorso, invece…
"Davvero?" dico con voce disinteressata. Non lo guardo. Fisso un punto sulla pagina. Potrebbe trattarsi di una effe. La fisso da talmente tanto tempo che gli occhi mi bruciano.
"Sì, mi ha chiamato stamattina in ufficio" spiega, fornendomi dettagli non richiesti. "Mi ha detto che aveva bisogno di parlarmi…"
"Hm, hm" borbotto. Sono lieta di sapere che il bastardo non si è smentito. Il piano diabolico di Luigi prevedeva di parlare al suo amico… e a quanto pare l'ha fatto. Ma anch'io ho una mia strategia: continuare a leggere e fingere indifferenza. Qualunque cosa dica questo romanzo. Qualunque cosa dica Giulio.
"Ci siamo visti alle Colonne" prosegue. Quasi mi importasse dove hanno pranzato. "Per poco non lo riconoscevo… lo sapevi che si era tagliato a capelli?"
"No" rispondo secca. Crede davvero che io possa cadere in un trabocchetto tanto evidente? "Come potrei saperlo?" chiedo, sollevando per la prima volta lo sguardo dal libro. Come se mi costasse un enorme sforzo. Come se la considerassi una scocciatura.
"Mi ha detto che vi siete visti, in questi giorni" butta lì Giulio, con studiata sbadataggine.
"Ah sì?". In qualche modo la mia voce non vacilla, ma non riesco a trattenere l'espressione di disappunto che mi si impossessa del viso. Luigi. Il bastardo l'ha fatto davvero. Si è scaricato la coscienza. Si è sganciato dal nostro patto. Nessuno deve farsi male. Nessuno deve soffrire. Si era detto così, all'inizio di questa faccenda tra noi due.
"Sì… mi ha raccontato tutto…" prosegue Giulio. La calma con cui proferisce queste poche parole è irritante. Come fa a trattenersi? Come riesce a non alzare la voce? Com'è possibile che la situazione non lo faccia surriscaldare? Si aspetta forse che sia io a servirgli la mia testa su un piatto? Non credo proprio.
"Ah sì?" ripeto. Le mie priorità sono cambiate. Se prima io e Luigi ci dovevamo coprire a vicenda. Adesso che lui ha parlato… ognuno pensa a sé stesso. E io non ho intenzione di ammettere alcunché. Almeno finché riuscirò ad evitarlo.
"Sì" dice lui. E non aggiunge altro.
Ci guardiamo negli occhi. Io mi sforzo di sostenere il suo sguardo. E non vorrei sbagliare, ma intravedo un ghigno che gli contorce la bocca. Un ghigno? Cosa ci fa un ghigno sulla faccia di Giulio? Lo trova divertente?
"Lo trovi divertente?" sbotto, incapace di trattenermi.
"Molto" risponde lui. E poi si mette a sghignazzare. Come un ragazzino a cui hanno raccontato una barzelletta sconcia. Che non l'ha capita, ma che non vuole ammetterlo.
Io chiudo di botto il libro. Mi alzo di scatto dal divano e faccio per allontanarmi. Ancora indecisa tra un feroce risentimento verso Luigi e un furore imbarazzato verso Giulio.
"Non te la prendere!" mi urla alle spalle. "Ti prometto che farò finta di non sapere niente!"
"Che cosa?" grido, tornando sui miei passi. Non credo alle mie orecchie. Possibile che non mostri nemmeno un briciolo di… gelosia?
"Ma sì!" ribadisce, ancora in preda a sussulti scompisciati. "Luigi non voleva dirmelo… però io ho insistito… e alla fine è venuta fuori tutta la storia…"
Le mie guance avvampano, i pugni si serrano. Sono indignata e offesa. Tenui sensi di colpa hanno lasciato il posto a una furia cieca.
"…davvero… non te la prendere… sai che Luigi non sa tenere i segreti…" prosegue, apparentemente ignorando gli sbuffi di fumo che mi escono dalle orecchie.
"Ma…" balbetto senza riuscire a comporre una frase. Ho le idee offuscate. Il mio svago estemporaneo si è tramutato in un incubo.
"…te lo prometto…" dice Giulio. Nel frattempo mi raggiunge e mi abbraccia. Ma perchè mi sta abbracciando, dopo quello che ha saputo? "…te lo giuro… farò finta di non sapere niente della festa a sorpresa… avrò una perfetta espressione di meraviglia…"
Ed è a quel punto che Giulio mi bacia. Perché crede che io gli stia organizzando una festa di compleanno a sorpresa. Certo. Contraccambio il suo bacio e all'improvviso mi sento calma.

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