giovedì 15 marzo 2007

COSA C'E' NEL PALLIDO?


¨ "Il gioco delle lingue" di Will Christopher Baer (Marsilio, 2006)

Io l'ho letto perché… mi era piaciuto all'inverosimile il primo libro di questo stesso autore ("Baciami, Giuda"). E mi sono incuriosita ancora di più quando ho scoperto che "Il gioco delle lingue" è il secondo tassello di una trilogia (completata da "Hell's half acre", non ancora tradotto in italiano). Non ho resistito: tutti sanno che io adoro le trilogie!
Voi NON leggetelo perché… è un libro delirante e insensato. Potreste tranquillamente imbattervi in frasi del genere: "È facile. Te ne vai un centinaio di anni in avanti, un migliaio di anni indietro. Costruisci un mondo in cui l'apocalisse non sia riuscita a manifestarsi. Un purgatorio urbano. Il sole è uno scherzo, un cattivo ricordo. Il mondo è buio e bagnato e in attesa di essere scopato". Io ho impiegato mesi a finirlo! E più proseguivo e più mi sembrava interminabile. Ma purtroppo ho questo mio canone morale che mi impone di finire sempre un libro che ho iniziato.
Oppure leggetelo, ma solo E SOLTANTO nel caso in cui… siate degli amanti del fantasy metropolitano. O meglio ancora, siate dei fanatici dei giochi di ruolo ad ambientazione urbana. Con un tocco splatter. Ecco, allora sicuramente lo adorerete.

Poche righe di trama… le notti di Denver sono dominate da un sadico gioco di ruolo (il gioco delle lingue) e da una nuova droga, il Pallido. Il protagonista, Phineas Poe, deve districarsi tra vecchi amici e cattive abitudini, tenendo a bada il suo alter ego Ray Fine, che lo trascina nel gioco. Ma tra dolce tortura orgasmica e omicidio brutale, il passo è breve. Le persone iniziano a morire per davvero. E a quel punto, bisogna scoprire un modo per uscire dalla propria casta, dal proprio personaggio. Dal gioco. Ma Teseo, detto Il Guanto, non sembra essere d'accordo…
In conclusione… Baer si pone degli obiettivi piuttosto ambiziosi, cita spesso James Joyce, Vladimir Nabokov e Fritz Lang. Ma anche restando nell'ambito del fanta-fiction, il libro non sfiora nemmeno da lontano la sconcertante paranoia dei romanzi di Philip K. Dick. Né le geniali invenzioni linguistiche di Anthony Burgess (le caste di giocatori, ovvero Fred, Alitatori, Tremolanti, Marinai e Redentori non hanno nessuna parentela con Alex e i suoi Drughi). C'è una costante indecisione tra un mondo artificiale che alimenta solo sé stesso e una follia collettiva che coinvolge la realtà quotidiana. Non pretendete sensatezza. Non aspettatevi spiegazioni o motivazioni. L'unico chiarimento che avrete sarà la ricetta del Pallido: contiene "principalmente erbe, vitamine: ginseng e gingko, diverse alghe ed essenze di varie erbe nordamericane. E, naturalmente, assenzio. Fa bene alla salute. […] C'è anche una lieve dose di ecstasy e una spruzzata di eroina sintetica".
Può bastare?

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