venerdì 2 febbraio 2007

PER UN PAIO DI JEANS IN PIU'


Il peso della valigia mi trancia le dita. Ci sono tre scalini e nessuno si offre di aiutarmi.
Ho portato troppa roba. Ci ho combattuto per un bel pezzo, ieri sera. Poi, per disperazione, ho rinunciato ai jeans. Erano l'unico indumento comodo, a parte il pigiama. Adesso vorrei non averlo fatto, perché un paio di jeans non è niente. Ma può salvarti una serata.
Non c'è di peggio che partire per un weekend. Preferirei abitare all'ottavo piano senza ascensore. Preferirei giocarmi il tacco in un tombino. Preferirei sminuzzare un chilo di cipolle. Piuttosto che preparare la valigia per un solo weekend.
Perché allontanarsi due giorni è peggio che farsi una vacanza di due settimane. Perché certi oggetti li hai comunque bisogno. Lo spazzolino e il dentifricio. Lo shampoo e il deodorante. Il beauty case e il pigiama. Il balsamo e l'asciugacapelli. L'idratante e il sapone. Queste cose ti servono. A prescindere dalla durata del viaggio. Ed è una fregatura!
Se aggiungi anche una coinquilina che cerca di aiutarti, allora sei nei guai. Fino al collo.
"Hai portato una gonna corta?" mi aveva chiesto brusca. Mentre tentavo di districarmi fra un paio di collant verde bosco e un altro verde pisello.
"Sì" avevo risposto, pigiando entrambi i verdi in un anfratto. Con un movimento rapido e colpevole, quasi fosse un crimine non sapersi decidere tra due sfumature.
"Quale hai portato?" aveva insistito Robby. "Quella rossa?"
Io avevo osservato la protuberanza di vestiti e oggetti. Strabordare dalla valigia. Come un insulto alla mia abilità organizzativa. "No, quella nera" e poi avevo desiderato piangere. Lo sapevo bene: avrei dovuto rinunciare a qualcosa. E qualunque cosa avessi sacrificato, me ne sarei pentita. Ci avrei pensato per tutto il weekend. Sarebbe stato il mio chiodo fisso.
"Che fai?" mi aveva domandato allarmata. Appena le mie mani si erano immerse nel torbido caos del bagaglio.
"Tolgo un paio di jeans" e avevo tentato di sfilarli da sotto. Senza rovinare quel complicato groviglio di cose. Cose che mi dovevano bastare per due giorni interi.
"Cosa fai?" e per poco non mi aveva tranciato le dita. Serrando a tradimento la valigia.
"Se non tolgo qualcosa non riuscirò mai a chiuderla" avevo spiegato, passandomi le mani ancora integre fra i capelli.
"Ma non puoi rinunciare ai jeans" aveva detto calma, come se fossi una bambina irragionevole.
"Sono la cosa più voluminosa" le avevo precisato.
"Ma ti serviranno!" aveva protestato.
"Ne ho sempre un altro paio" avevo puntualizzato, più a me stessa che a lei.
"Ma un paio solo non basta!" aveva strillato. "Si può sporcare. O bagnare. Lo sanno tutti che un paio solo non basta!"
"Me lo farò bastare" avevo tagliato corto. Gettando il jeans superfluo in un angolo dell'armadio. La protuberanza della valigia sembrava identica a prima, ma io sapevo che non lo era. "Me lo farò bastare!" avevo ripetuto con meno convinzione, ma con un bel punto esclamativo.
Oltrepassati i tre gradini della carrozza 5, il peggio è fatto. Mi trascino a fatica verso il mio posto. Il 32. Le mani mi fanno male. Ho perso la sensibilità in un paio di dita. La valigia sballotta. Forse un paio di jeans in più ci sarebbe stato. Quanto spazio potrà mai occupare?
"Vuole una mano?" mi domanda un ragazzino dall'aria secchiona. "Con la valigia…" specifica ai miei occhi strabuzzati.
"Grazie" dico io.
La sua maglietta si solleva e lascia intravedere gli addominali. Sembra che non gli costi alcuna fatica, mentre io sono tormentata dai crampi. Sì, un paio di jeans in più non sarebbe stato un problema. Questo ragazzino non se ne sarebbe neppure accorto.
Mi lascio cadere sul 32. Il mio weekend è appena iniziato. Chiudo gli occhi e respiro a fondo. Mi vengono in mente almeno cinque occasioni in cui quel paio di jeans in più mi avrebbe fatto comodo. E il treno non ha ancora lasciato la stazione.

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