venerdì 23 febbraio 2007
AL BUIO
"Tu sei completamente pazza!" mi urla Barbara. Ho paura per lo stato delle sue corde vocali.
"Grazie per l'appoggio" dico. Diverse persone dei tavoli accanto conoscono la sua opinione. Almeno in cinque distolgono prontamente lo sguardo quando intercettano il mio. Fingono di bere il caffé.
"Ti impedisco di farlo!" prosegue. Sventola un dito accusatore troppo vicino alla mia faccia.
Mi ritraggo d'istinto come se dovessi schivare un pugno. È uno di quei momenti in cui l'amicizia mi sembra un cappio penzolante. Una trave, una grossa corda e una cantina buia. Se adesso sorridessi, sarebbe come infilarci dentro la testa.
"Io ci vado" dichiaro. Le mie parole sono uno spiffero gelido alla base del collo. Vedo Barbara rabbrividire.
"Ma perché?" chiede stringendosi nella giacca di velluto.
"Perché sono curiosa". Forse sarebbe più corretto dire intrigata, ma preferisco tenerlo per me.
"Potrebbe essere pericoloso!" esclama. Il tono è di quelli che sottintendono: possibile che tu sia così stupida da non capirlo?
"Da quando in qua è pericoloso avere un appuntamento?". La mia domanda è impiastricciata del sarcasmo che non so più contenere. Una melassa che riempie gli spazi vuoti.
"Da quando non conosci il tizio con cui devi uscire!". Barbara intinge il suo ridicolo punto esclamativo nella mia stessa melassa. Ma fa un pasticcio e sbrodola dappertutto.
"Io lo conosco benissimo!". Siamo rivali in una guerra appiccicosa che ci imbratta le labbra.
"Sai solo quello che ti ha raccontato!" dice con una smorfia disgustata. "Potrebbero essere tutte balle!"
"Michele non mi ha mentito" ribatto. Ho voglia di silenzio. Ho voglia di stare al buio, nel silenzio di una stanza illuminata solo da un monitor. Avere Barbara che impegna il mio sguardo è un supplizio.
"Potrebbe essere uno psicopatico serial killer cannibale…" blatera.
Io fisso i movimenti della sua bocca. Sprazzi di oscurità mi schizzano l'anima. "Hai visto Il silenzio degli innocenti di recente?" le chiedo.
"…potrebbe essere un maniaco!" insiste. "Non puoi fidarti! Magari non si chiama Michele, non è un architetto e non ha i capelli scuri! Che ne sai?"
"Ho visto delle foto…"
"Potrebbero essere le foto di suo cugino!"
"Perché avrebbe dovuto inviarmi le foto di suo cugino?"
"Perché magari lui è un cesso!". Le persone che adesso fanno finta di non guardare nella nostra direzione sono una decina.
"Ne dubito" sussurro. Una scossa di eccitazione mi striscia dentro. Lui è Dark_Mick. Io sono Fake_Blonde. Conosco ogni suo sporco dettaglio. Ci rincorriamo in rete da mesi. Ha i capelli scuri. Da piccolo voleva fare il meccanico. Ha un fratello minore. Gli piacciono i Red Hot Chili Peppers. Non è uno psicopatico. Ha tre anni più di me.
"Tu sei fuori di testa!" mi urla Barbara. "Non posso lasciartelo fare! No! Non posso!" e intanto scuote i riccioli di qua e di là. "Ti impedisco di andare a questo stupido appuntamento!"
"Ormai ho deciso" dichiaro. E su di noi cala un'oscurità densa. Dolce ma stucchevole. Collosa e agghiacciante. Se non urlo è solo perché finalmente hanno tutti smesso di fissarci.
Etichette:
amiche,
RACCONTI,
ragazze,
vite vissute
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento